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Comfort e salubrità della casa: un'utopia possibile

Casa salubre - Archingreen
Passiamo gran parte della nostra vita – circa il 90%, secondo i dati dell’EPA (Environmental Protection Agency) – all’interno di edifici. Le nostre giornate si consumano tra pareti domestiche, uffici, scuole, luoghi di cura. Le case, in particolare, sono il teatro quotidiano della nostra intimità, ma raramente ci soffermiamo a pensare alla loro qualità più essenziale e invisibile: la salubrità. 
 
Una casa sana non è soltanto un luogo confortelvole, ben arredato o efficiente dal punto di vista energetico. È, prima di tutto, un organismo vivente che respira con noi, che ci accoglie e ci sostiene, che non ci avvelena. È uno spazio che tutela il nostro benessere psicofisico e che rispetta l’ambiente che lo circonda.
Il comfort abitativo – questa parola apparentemente tecnica, ma in realtà profondamente filosofica – racchiude una pluralità di dimensioni, molte delle quali difficilmente quantificabili. Il benessere non è solo temperatura ideale, aria pulita o luce naturale: è anche soddisfazione soggettiva, quiete mentale, armonia con il proprio spazio. Come osservava il filosofo Gaston Bachelard ne La poetica dello spazio, la casa è “uno dei più forti poteri d’integrazione per i pensieri, i ricordi e i sogni dell’uomo”. Ma cosa succede quando questo potere si spezza, e la casa diventa un luogo di malessere? 
 
Già nel 1984 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva stimato che il 30% degli edifici di nuova costruzione presentava problemi legati alla qualità dell’aria interna. È in questo contesto che nasce l’espressione “sindrome da edificio malato”: una condizione transitoria, ma insidiosa, in cui chi abita uno spazio chiuso sviluppa una serie di sintomi (mal di testa, irritazioni, senso di affaticamento) che scompaiono dopo l’uscita da quell’ambiente.
In molte abitazioni si riscontrano concentrazioni preoccupanti di Composti Organici Volatili (VOC) – molecole facilmente evaporabili, rilasciate da vernici, colle, arredi, materiali da costruzione, che rendono l’aria domestica fino a cinque volte più inquinata di quella esterna.
Il benessere abitativo si articola in cinque dimensioni fondamentali: termico-igrometrica, legata a temperatura e umidità; igienica, connessa alla qualità dell’aria e all’assenza di muffe o sostanze nocive; visiva, che riguarda la luce naturale e artificiale; acustica, che protegge dal rumore e favorisce il silenzio; psicologica, che investe il rapporto personale e culturale con lo spazio abitato. 
 
La percezione del comfort termico, ad esempio, dipende da parametri precisi: la temperatura dell’aria dovrebbe oscillare tra i 18 e i 22 °C in inverno e attestarsi sui 26 °C in estate; l’umidità relativa ideale si colloca tra il 40% e il 60%. Eppure, anche questi numeri non bastano da soli a garantire benessere. Il calore o il freddo si insinuano nei nostri pensieri in modo diverso a seconda della stagione, delle abitudini culturali, dello stato d’animo. Un ambiente troppo secco o troppo umido può favorire la proliferazione di muffe, specie se accompagnato da ponti termici mal risolti o da ventilazione insufficiente.
Casa salubre - Archingreen

Casa come tana, nido, rifugio

Per costruire o ristrutturare in modo sano occorre dunque ripensare la casa come un ecosistema in equilibrio, dove materiali, impianti e tecnologie dialogano con le esigenze fisiologiche e simboliche di chi abita. Serve una nuova educazione all’abitare, che unisca conoscenze scientifiche e sensibilità etica. Un sapere che non si limiti all’efficienza, ma miri alla cura: della casa, del corpo, della mente. 
 
In un’epoca in cui parliamo sempre più di sostenibilità, vale forse la pena ricordare che la prima forma di sostenibilità è quella che inizia nel luogo dove posiamo la testa ogni notte. La casa ci restituisce ciò che le doniamo. Se è viva, ci tiene in vita. Se è malata, ci ammala.