Nel corso dell’ultimo secolo si è cercato di rispondere a un’esigenza funzionale, nel costruire le abitazioni, che ha portato a realizzare case uguali e identiche in ogni parte del mondo, dimenticandosi che la casa è una manifestazione dell’anima degli individui e una risposta ai loro bisogni più intimi.
In un bellissimo articolo di Domus di qualche anno fa, il filosofo Riccardo Paradisi parla proprio della perdita del senso dell’abitare, la cui soluzione andrebbe cercata in un “pensiero capace di sguardo, di ascolto e di cura”.
Ci siamo abituati ad affrontare il tema dell’abitazione attraverso una chiave di lettura esclusivamente economica, dimenticando di interrogarci invece anche su altre questioni, relative alla nostra umanità, all’essenza dell’abitare. E più in particolare a come vorremmo abitare le nostre case.
Heidegger nel suo saggio “Costruire abitare pensare” del 1951, in concomitanza con l’avvio del boom economico ed edilizio postbellico, preannunciava che “solo se abbiamo la capacità di abitare possiamo costruire”: