Quali riflessioni per il futuro?
A prescindere dalla situazione di emergenza nella quale ci siamo trovati, e che come progettiste abbiamo desiderato osservare proprio perché si è rivelata un’occasione preziosa di riflessione, quale spunto intendiamo cogliere e far cogliere a chi pensa al progetto futuro della propria casa?
La casa possiede degli occhi, ha un cuore, è un organismo vivente, e non un semplice insieme di elementi disgiunti, accostati per funzione ed estetica.
Proprio per questo può entrare in sinergia virtuosa con l’anima e il corpo di chi la vive. Lo abbiamo visto, ci è stato dimostrato. Questa visione forse può rappresentare il punto di partenza per recuperare l’identità tra individuo e ambiente abitativo?
La progettazione è un processo integrato e affatto lineare, prima di giungere alla versione definitiva si analizzano molteplici scenari. Tutto avviene sul piano oggettivo delle scelte funzionali, tecnologiche e della convenienza economica. Il destinatario finale interviene spesso solo per questioni estetiche e di design. Manca l’aspetto soggettivo, di discussione e indagine delle proprie intime necessità e aspettative.
E’ un tassello importante che qualche progettista sovente indaga, ma il destinatario finale a volte sottovaluta, poco incentivato a esporsi fino al punto di interrogarsi davvero sul proprio concetto di casa. Iniziamo a raccontargli che gli spazi possono essere fluidi e mostriamogli queste foto.