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dimora, famiglia, cultura dell'abitare,
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Gli spazi più abitati

Abitare le case - Archingreen

Caleidoscopi di modi dell'abitare

Durante il lockdown abbiamo lanciato un'iniziativa. 
L’idea è nata da un gioco abbastanza spontaneo, ovvero catturare con il cellulare momenti di quotidianità in cui ci siamo trovati a usare la casa in modi che mai avremmo immaginato (in questo i bambini sono stati spunti inesauribili). Però le riflessioni sono andate anche oltre: quali aspetti del nostro appartamento ci hanno aiutato a soddisfare tutte le esigenze che sono emerse, e quali invece hanno rappresentato dei limiti? E quali limiti possiamo reinterpretare traducendoli in virtù?
 
Dalle foto ricevute sono emerse molte riflessioni e un caleidoscopio inaspettato sugli spazi più "abitati".
Balconi - Archingreen
Balconi
 
I balconi, spazi “sospesi” nel vero senso della parola, vincolati alla casa ma proiettati verso l’esterno. Per chi li ha potuti sfruttare hanno rappresentato un’importantissima chance per vivere all’aria aperta pur restando in casa. Eppure i balconi in moltissime soluzioni abitative sono relegati, stretti, scomodi, all’ombra, con ringhiere dal disegno forse essenziale ma poco sicure. Nonostante ciò, come i palchi di un teatro, in alcuni casi, hanno permesso di sentirsi ancora parte di un mondo che andava avanti, anche durante il lock-down più rigido.
 
Finestre
 
Le finestre: fondamentali aperture nella parete esterna, per portare dentro lo spazio chiuso la luce e l’aria naturali, le finestre hanno anche il tacito ruolo di mantenere uno scambio con il mondo esterno, alla stregua di veri e propri occhi della casa. In questo periodo hanno per molti rappresentato l’unica opportunità di relazione, con le altre persone, la natura e simbolicamente con il resto del mondo.
Camere - Archingreen
Camere da letto
 
La camera da letto nella distribuzione della casa generalmente occupa il posto più lontano dagli spazi di relazione. Ambiente preposto al riposo per eccellenza, luogo esclusivo dell’intimità soprattutto per gli adulti ma anche per i ragazzi. La camera da letto dei genitori è per convenzione preclusa al gioco dei figli. Proprio in virtù di questa peculiarità, per molti è divenuta lo spazio dello smart-working, traslando ironicamente la sua funzione da zona adibita al riposo a luogo di lavoro incessante.
Cucina
 
La cucina e la sala da pranzo rappresentano lo spazio dell’accoglienza, della convivialità, del focolare domestico attorno al quale si riuniscono la famiglia o i suoi ospiti. Come per una formula matematica esponenziale, si è trasformata in un fulcro di attività eterogenee, differenti per esigenza del nucleo familiare, età dei suoi componenti e anche per orari: aula didattica la mattina, spazio relax nel primo pomeriggio, area gioco, laboratorio creativo o addirittura palestra dopo merenda, la zona giorno delle nostre abitazioni non ha conosciuto né tregua né ordine per moltissime settimane. Abbiamo dovuto svincolarci in fretta, per questa zona della casa, dall’idea di perfezione e formale apparenza che le attribuiamo a causa di format culturali pregressi. Chi è riuscito in questo intento ha potuto dare moltissime risposte alle molteplici esigenze derivate dal vivere forzatamente in casa.
Disimpegni
 
I disimpegni e gli spazi distributivi non sono stati meno preziosi. Non hanno alcuna evocazione simbolica nel concetto atavico di casa, ma esclusivamente un ruolo funzionale. Eppure, proprio per la loro assenza di caratterizzazione, sono divenuti spazi fortemente evocativi, in particolare per il gioco dei bambini. Per chi ha investito del tempo nell’osservare queste dinamiche, è risultato evidente che uno spazio poco connotato si presta a infiniti usi, e quando uno spazio neutro incontra la fantasia di un bambino emerge una girandola di opportunità.
Abitare le case - Archingreen

Quali riflessioni per il futuro?

A prescindere dalla situazione di emergenza nella quale ci siamo trovati, e che come progettiste abbiamo desiderato osservare proprio perché si è rivelata un’occasione preziosa di riflessione, quale spunto intendiamo cogliere e far cogliere a chi pensa al progetto futuro della propria casa? 
 
La casa possiede degli occhi, ha un cuore, è un organismo vivente, e non un semplice insieme di elementi disgiunti, accostati per funzione ed estetica. 
Proprio per questo può entrare in sinergia virtuosa con l’anima e il corpo di chi la vive. Lo abbiamo visto, ci è stato dimostrato. Questa visione forse può rappresentare il punto di partenza per recuperare l’identità tra individuo e ambiente abitativo? 
 
La progettazione è un processo integrato e affatto lineare, prima di giungere alla versione definitiva si analizzano molteplici scenari. Tutto avviene sul piano oggettivo delle scelte funzionali, tecnologiche e della convenienza economica. Il destinatario finale interviene spesso solo per questioni estetiche e di design. Manca l’aspetto soggettivo, di discussione e indagine delle proprie intime necessità e aspettative. 
 
E’ un tassello importante che qualche progettista sovente indaga, ma il destinatario finale a volte sottovaluta, poco incentivato a esporsi fino al punto di interrogarsi davvero sul proprio concetto di casa. Iniziamo a raccontargli che gli spazi possono essere fluidi e mostriamogli queste foto.