Casa di Paglia
Michela Murgia


Terminata nel 2013, risulta tra le prime opere pubbliche in paglia realizzata in Italia in autocostruzione.
I tamponamenti delle pareti esterne in balle di paglia provvedono ad un ottimo isolamento termico (quasi tre volte quello normalmente richiesto per edifici costruiti con materiali convenzionali), traspirabilità e isolamento acustico. Inoltre la paglia è resistente al fuoco, è durevole, può essere usata come materiale portante e ha un ottimo comportamento sismico. A tutto ciò bisogna aggiungere la semplicità costruttiva, qualità indispensabile per rendere possibile l’autocostruzione.


La nostra casa costruita da noi


Quando si partecipa a un progetto di autocostruzione insieme ad altre persone, ci si mette cuore e fatica e così si si genera amore verso il progetto, verso i co-costruttori, verso la comunità, verso i materiali naturali che generosamente rendono possibile la realizzazione di un sogno. Si impara ad accettare e ad apprezzare l’imperfezione del risultato, a conoscere i propri limiti e a rispettare quelli degli altri. Si genera un senso di appartenenza con gli altri e con il territorio.

L’importanza degli spazi intermedi
L’organizzazione degli spazi è orientata a una bellezza d’uso. Grazie al dialogo costante con gli educatori e con i giovani siamo partiti dalle funzioni del centro e dalle persone che lo abitano.
Giovani e adolescenti vivono in uno spazio biografico intermedio, tra l’infanzia e l’età adulta, tra identità non ancora definite, tra molteplici possibilità di scelta. Anche lo spazio di un centro di aggregazione giovanile è intrinsecamente uno spazio intermedio, tra quello privato della casa e quello pubblico della scuola o del luogo di lavoro. Uno spazio che offre l’opportunità di sentirsi a proprio agio, sicuri e protetti, favorendo un senso di comunità e facilitando le relazioni.
Il connubio tra situazione esistenziale e funzione sociale si è tradotto nell’inserimento nel progetto dello spazio intermedio per eccellenza: un portico.
Due edifici principali con una sola copertura, un vuoto tra due pieni, uno spazio intermedio, che è uno spazio inquieto, imprevedibile, in transizione, che può trasformarsi, che mette in contatto separando e separa mettendo in contatto.
Due edifici dai confini ben definiti da pareti, ma che all’occorrenza possono aprirsi all’indefinito, abbattere i confini e convergere in un unico spazio, protetto ma largo abbastanza da accogliere tutte le identità, le diversità e le relazioni dei suoi giovani abitanti.

La Casa di Paglia di Fontaneto rappresenta pienamente il concetto di coerenza di progettazione: la progettazione architettonica, l’organizzazione degli spazi riflette la situazione biografica dei suoi abitanti e allo stesso tempo promuove il raggiungimento dei loro obiettivi di relazionalità e attività condivisa.
Le funzioni del centro, il modo di abitarlo sono state delineate attraverso alcuni incontri di brainstorming: fare gruppo attraverso il volontariato, il lavoro e l’imprenditoria giovanile; attraverso l’arte, la cultura, lo scambio intergenerazionale, l’incontro con la rete delle realtà del territorio; imparare, acquisire nuove competenze utili anche per il mondo del lavoro.
I due edifici principali sono adibiti l’uno a sala eventi, spazio di socialità organizzata, per condividere il frutto delle attività svolte dal centro; l’altro è uno spazio di socialità libera e convivialità, bar, aula studio, un tetto sotto cui condividere parole, pensieri e cibo o dove semplicemente stare da soli, ma insieme.
Fotografia di Paolo Sacchi

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