Casa di Paglia

Chi progetta spazi progetta comportamenti

Michela Murgia
Casa di Paglia
Edificio pubblico di circa 170 mq diviso in due corpi di fabbrica relativamente speculari tra i quali si crea un ampio portico grazie alla continuità della copertura piana. La struttura di elevazione e della copertura sono interamente in legno lamellare, il tamponamento è stato realizzato in ballette di paglia, l'intonaco interno in terra cruda e l'intonaco esterno in calce. Il lastrico solare fotovoltaico posto in copertura alimenta circa l'80% del fabbisogno termico dell'edificio. Classe energetica: A+
Casa di Paglia Architettura della condivisione
2013
Fontaneto D'Agogna (NO)
Nuova costruzione
Struttura in legno lamellare e balle di paglia
storia

La storia

La storia della Casa di paglia è anche la storia delle origini del nostro studio: Archingreen è nato con la Casa di Paglia e la Casa di Paglia è il progetto che incarna più di ogni altro i valori dello studio: progettazione condivisa, attenzione al contesto sociale e ai bisogni degli utenti, interdisciplinarità, sostenibilità ecologica ed economica, coerenza di progettazione, dialogo e relazionalità condivisa.
Nasce da un’esigenza concreta e reale, emersa dal lavoro di sociologi ed educatori del territorio: i giovani della zona non avevano uno spazio di aggregazione, un luogo in cui esprimere la propria socialità, un luogo dove crescere con il senso di una convivenza costruttiva.
 
Il comune di Fontaneto ha deciso di rispondere a questo bisogno in modo coraggioso, donando loro una possibilità nuova, una possibilità che contemplasse anche la bellezza architettonica.
 
Un piccolo comune per quanto visionario non dispone di grandi budget per un nuovo edificio: abbiamo trovato la soluzione ideale nell’autocostruzione. Di più: abbiamo progettato pensando a una sostenibilità di lungo termine: un edificio ad alte prestazioni energetiche, che riducesse in futuro i costi di gestione economica. 
 
 

Terminata nel 2013, risulta tra le prime opere pubbliche in paglia realizzata in Italia in autocostruzione. 

I tamponamenti delle pareti esterne in balle di paglia provvedono ad un ottimo isolamento termico (quasi tre volte quello normalmente richiesto per edifici costruiti con materiali convenzionali), traspirabilità e  isolamento acustico. Inoltre la paglia è resistente al fuoco, è durevole, può essere usata come materiale portante e ha un ottimo comportamento sismico. A tutto ciò bisogna aggiungere la semplicità costruttiva, qualità indispensabile per rendere possibile l’autocostruzione.

Anche gli intonaci sono stati realizzati in autocostruzione, in terra cruda per l’interno e in calce per l’esterno: anche questi materiali garantiscono un’ottima traspirabilità in tutti gli ambienti. Coerentemente con le scelte tecnologiche edilizie, anche le scelte impiantistiche rispettano la particolare attenzione al risparmio energetico: l’impianto di riscaldamento viene alimentato con una pompa di calore, collegata ad un impianto fotovoltaico posto sulla copertura piana della struttura.
Immagine a tutta largh
La nostra casa costruita da noi

La nostra casa costruita da noi

L’autocostruzione non è stata solo una scelta di sostenibilità, di esigenze economica
E’ stata una scelta etica ed educativa. 
Lasciare che fossero i suoi futuri abitanti a costruire la  Casa di Paglia è stata un’occasione per promuovere la socialità, la convivialità e il mutuo-aiuto. Un’occasione per favorire lo sviluppo di competenze hard e soft, tecniche e relazionali. Tutto in perfetta coerenza con gli obiettivi di un centro di aggregazione giovanile.
 
L’autocostruzione è una pratica sociale trasformativa: ridefinisce le relazioni tra le persone, i materiali, gli spazi e l’abitare. È una testimonianza di inclusività radicale che si rende visibile- attraverso il lavoro in cantiere, attraverso la costruzione finale e attraverso la vita di quell’abitazione - a tutta la comunità come modello da replicare. 
relazioni
relazioni

Quando si partecipa a un progetto di autocostruzione insieme ad altre persone, ci si mette cuore e fatica e così si si genera amore verso il progetto, verso i co-costruttori, verso la comunità, verso i materiali naturali che generosamente rendono possibile la realizzazione di un sogno. Si impara ad accettare e ad apprezzare l’imperfezione del risultato, a conoscere i propri limiti e a rispettare quelli degli altri. Si genera un senso di appartenenza con gli altri e con il territorio.

L’autocostruzione inoltre è un investimento sulle relazioni di vicinato e contribuisce alla costruzione della comunità locale: lo abbiamo visto concretamente con episodi di convivialità spontanea: un freddo giorno d'inverno scaldato dalle bevande offerte da alcuni anziani che seguivano incuriositi lavori del cantiere; una merenda con pane e salame, come si faceva una volta, seduti sulle balle di paglia.
 
L’autocostruzione è stata organizzata attraverso quattro cantieri scuola sulla paglia e due sugli intonaci, a cui hanno partecipato imprese, professionisti e i ragazzi del territorio. Ma prima ancora è stato tutto il processo di progettazione ad essere svolto secondo un modello di scuola di comunità e di progettazione partecipata, attraverso incontri di brainstorming sull’utilizzo degli spazi e attività di coinvolgimento della cittadinanza.
 
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la collaborazione della cooperativa Vedogiovane, General Contractor dell'intero progetto sia edilizio che sociale, che ha reclutato gli oltre 80 giovani volontari, ha mantenuto vivo il cantiere, animando la socialità e  garantendo la continuità dei lavori, tanto da terminare entro i tempi previsti.
 
spazi intermedi

L’importanza degli spazi intermedi

L’organizzazione degli spazi è orientata a una bellezza d’uso. Grazie al dialogo costante con gli educatori e con i giovani siamo partiti dalle funzioni del centro e dalle persone che lo abitano.

Giovani e adolescenti vivono in uno spazio biografico intermedio, tra l’infanzia e l’età adulta, tra identità non ancora definite, tra molteplici possibilità di scelta. Anche lo spazio di un centro di aggregazione giovanile è intrinsecamente uno spazio intermedio, tra quello privato della casa e quello pubblico della scuola o del luogo di lavoro. Uno spazio che offre l’opportunità di sentirsi a proprio agio, sicuri e protetti, favorendo un senso di comunità e facilitando le relazioni.

Il connubio tra situazione esistenziale e funzione sociale si è tradotto nell’inserimento nel progetto dello spazio intermedio per eccellenza: un portico.

Due edifici principali con una sola copertura, un vuoto tra due pieni, uno spazio intermedio, che è uno spazio inquieto, imprevedibile, in transizione, che può trasformarsi,  che mette in contatto separando e separa mettendo in contatto.

Due edifici dai confini ben definiti da pareti,  ma che all’occorrenza possono aprirsi all’indefinito, abbattere i confini e convergere in un unico spazio, protetto ma largo abbastanza da accogliere tutte le identità, le diversità e le relazioni dei suoi giovani abitanti. 

 
 
Frase evidenza 3

La Casa di Paglia di Fontaneto rappresenta pienamente il concetto di coerenza di progettazione: la progettazione architettonica, l’organizzazione degli spazi riflette la situazione biografica dei suoi abitanti e allo stesso tempo promuove il raggiungimento dei loro obiettivi di relazionalità e attività condivisa.

 

Le funzioni del centro, il modo di abitarlo sono state delineate attraverso alcuni  incontri di brainstorming: fare gruppo attraverso il volontariato,  il lavoro e l’imprenditoria giovanile; attraverso l’arte, la cultura, lo scambio intergenerazionale, l’incontro con la rete delle realtà del territorio; imparare, acquisire nuove competenze utili anche per il mondo del lavoro.

 

I due edifici principali sono adibiti l’uno a sala eventi, spazio di socialità organizzata, per condividere il frutto delle attività svolte dal centro; l’altro è uno spazio di socialità libera e convivialità, bar, aula studio, un tetto sotto cui condividere parole, pensieri e cibo o dove semplicemente stare da soli, ma insieme.

 

 

Fotografia di Paolo Sacchi

 
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